La formazione

Michelangelo Pistoletto nasce il 25 giugno 1933 a Biella, figlio unico di Ettore Olivero Pistoletto (1898-1981) e Livia Fila (1896-1971). Il padre, pittore, originario di Gravere di Susa, si trasferisce negli anni Venti a Torino, per poter perfezionare la propria tecnica. Durante un suo lungo soggiorno a Biella, dove realizza diverse opere, tra cui un ciclo di graffiti sulla storia dell'arte della lana per il lanificio Ermenegildo Zegna, Ettore Olivero conosce e sposa, nel marzo del 1932, Livia Fila. Un anno dopo la nascita di Michelangelo la famiglia si trasferisce a Torino, dove il padre continua a dipingere e apre uno studio di restauro. Fin da bambino Michelangelo apprende dal padre le basi del disegno e della pittura. La domenica mattina accompagna il padre nella sua abituale visita alla Galleria Sabauda, all'interno del cui percorso espositivo era presente una collezione di icone, pale d’altare dorate e sculture lignee medioevali, che rimangono particolarmente impresse nella sua memoria ed eserciteranno una significativa influenza sulla sua futura produzione artistica.
Durante i bombardamenti aerei del 1943, dopo che un ordigno aveva colpito lo studio del padre, la famiglia si sposta a Susa, luogo più sicuro, benché sottoposto a continui rastrellamenti e sulla cui piazza accadeva di vedere i partigiani impiccati dai nazisti. Tornati a Torino dopo la guerra, a quattordici anni Michelangelo inizia a lavorare nello studio di restauro del padre. Lo studio e la pratica del restauro gli forniscono una solida conoscenza della tradizione pittorica occidentale, in particolare dell’arte sacra e rinascimentale.

“Mio padre è diventato sordo a otto anni per una meningite, ha cominciato a guardare il mondo più che sentirlo. […] In classe, forse era la terza elementare, mentre la maestra spiegava lui non sentiva e allora copiava l’affresco di una Madonna che vedeva dalla finestra. Di lì ha iniziato a disegnare, e da allora nella nostra famiglia si è privilegiato l’occhio. Ha studiato il restauro per avere una base economica, ma ha sempre dipinto […] A quattordici anni ho cominciato a lavorare con lui. L’operazione che ho fatto sulla storia dell’arte, così vissuta, istante per istante, sui quadri antichi, credo che sia la migliore scuola che si possa fare. […] Sono passati nel nostro studio centinaia di quadri importantissimi, di tutti i tempi, su cui c'erano talvolta dei grossi problemi conoscitivi da risolvere per affrontare il restauro nella maniera migliore.”
(M. Pistoletto, intervista con Umberto Allemandi, in Bolaffi Arte, n. 57, Milano 1976)

A vent’anni, su consiglio della madre, si iscrive a una scuola di grafica pubblicitaria, appena aperta a Torino, diretta da Armando Testa, uno dei più innovativi e prestigiosi grafici pubblicitari italiani. Dopo circa un anno Pistoletto diventa titolare di un’agenzia pubblicitaria torinese, che conduce fino al 1958.
Il contatto con l’ambiente della pubblicità, all’epoca molto attento e ricettivo nei confronti dell’arte contemporanea, lo spinge a frequentare le gallerie d’arte torinesi, che negli anni Cinquanta offrono una presentazione molto aggiornata della produzione artistica contemporanea internazionale.
Nell'aprile del 1953, ad esempio, vede per la prima volta un’opera di Lucio Fontana, un Concetto spaziale della serie dei “Buchi”, esposta nella vetrina di un negozio di tessuti nell'ambito della mostra “Arte in vetrina”, manifestazione organizzata annualmente a Torino nei negozi del centro.
“Nella mostra “Arte in vetrina” ho visto il primo Fontana, un quadro fatto di buchi, che suscitò uno scandalo […] In quella tela tutta bucata c'era un salto pazzesco di una violenza incredibile. In quel momento stavo facendo una scuola di pubblicità diretta da Armando Testa e l'insegnante di disegno Raffaele Pontecorvo [pittore anch'egli, a fianco del quale Pistoletto si sarebbe trovato occasionalmente a esporre nelle sue prime collettive] nella scuola di pubblicità diceva scandalizzatissimo: questi di Fontana fossero almeno bei buchi, oltretutto sono anche brutti.”
(M. Pistoletto, intervista con Germano Celant, in Pistoletto, Electa, Firenze 1984, p. 15).

Le opere degli artisti contemporanei e il dibattito che esse suscitano lo stimolano a ricercare, attraverso l’arte, una risposta personale alle questioni esistenziali che egli vede espresse nelle diverse correnti artistiche. Pistoletto vive intensamente la contrapposizione tra arte astratta e figurativa, che polarizza anche a Torino il dibattito artistico di quegli anni, percepisce tuttavia nella pittura figurativa una via più consona alla propria formazione e cultura.

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Michelangelo Pistoletto
a tre mesi, 1933

Michelangelo Pistoletto
con il padre, 1942
Michelangelo Pistoletto
con il padre e la madre, 1944
 MICHELANGELO PISTOLETTO
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