Apertura dello studio - Manifesto della collaborazione
Lo Zoo
Nel 1967 Pistoletto realizza alcune azioni collettive al di fuori delle gallerie: il 6 marzo, La fine di Pistoletto, nella discoteca Piper di Torino; il 4 dicembre, in occasione della mostra collettiva Con-temp-l’azione, lungo le strade della città che uniscono le tre gallerie (Sperone, Stein, Il Punto) dove si svolge la mostra, porta “a passeggio” la Sfera di giornali, uno degli Oggetti in meno, coinvolgendo gli altri artisti e i passanti.
A dicembre svuota il suo studio e con un manifesto ne annuncia l'apertura in occasione di una sua mostra da Sperone, nella quale espone una sola opera, Pietra miliare, un paracarro in pietra recante sulla sommità l'incisione "1967". Nello stesso mese scrive e pubblica in proprio un'importante riflessione teorica sul senso e l'evoluzione del suo lavoro intitolata Le ultime parole famose
(scarica il testo in formato PDF). Durante gli ultimi giorni della mostra da Sperone, realizza in galleria un gruppo di opere, alle quali in un appunto successivo si riferirà come “fenomeno del cubo e della luce: primo atto creativo dopo la Pietra miliare.” In questo periodo si trasferisce a Torino Maria Pioppi, che sarà d'ora in poi sua compagna di vita e fondamentale collaboratrice nella sua attività artistica. Maria Pioppi aveva frequentato, dal 1957 al 1960, l'Accademia di Belle Arti di Roma assieme a Jannis Kounellis e Pino Pascali - che Pistoletto conosce verso la fine del 1965 - e successivamente lavorato presso le gallerie La Tartaruga e Arco D'Alibert.

"Aprire lo studio era un fatto tecnico. Del resto io ho avuto un rapporto quasi costante con i giovani artisti di Torino. Per me era un modo di procedere. Dato che ho "aperto" il quadro alla presenza e partecipazione di tutti, perché non "aprire" invece uno spazio fisico?" (M. Pistoletto, intervista con M. Bandini, in NAC, Bari, novembre 1973)

"Molte persone che avevano letto il manifesto sono venute nello studio e questo spazio è diventato veramente uno spazio meraviglioso. Rapporti quotidiani con gente che aveva delle cose da mostrare, da fare. Hanno cominciato a proiettare i loro film, a recitare poesie, e veniva il pubblico ad ascoltare, quindi c'erano questi incontri continui.” (M. Pistoletto, intervista con G. Celant, op. cit., p. 68)

Nel febbraio del 1968 Pistoletto tiene una personale presso all’Attico di Roma e realizza assieme a dieci giovani registi torinesi altrettanti film che vengono proiettati l’ultimo giorno della mostra.
Invitato ad esporre con una sala personale alla Biennale di Venezia, pubblica in aprile un invito a collaborare con lui in tale occasione. Questo intervento non avrà poi luogo a causa della sopravvenuta contestazione politica che a suo giudizio ne avrebbe resa equivoca la natura.

“Con questo manifesto invito le persone che lo desiderano a collaborare con me alla XXXIV Biennale di Venezia. Io per collaborazione intendo un rapporto umano non competitivo ma di intesa sensibile e percettiva. Cedere una parte di me stesso a chi desidera cedere una parte di se stesso è l'opera che mi interessa.” (M. Pistoletto, manifesto, 2 aprile 1968)

Attraverso le prime azioni collettive e l’apertura dello studio si è andato formando un gruppo - Lo Zoo - costituito da persone provenienti da diverse discipline artistiche (musica, letteratura, teatro, arti visive) assieme alle quali, tra il 1968 e il 1970, Pistoletto realizza una serie di spettacoli, concepiti come collaborazioni creative e come forma di comunicazione non mediata da oggetti. Lo Zoo si esibisce, in Italia e in Europa, in diversi tipi di spazi - strade, piazze, discoteche, birrerie, teatri, gallerie - e collabora in più occasioni con Musica Elettronica Viva, gruppo composto da alcuni musicisti statunitensi stabilitisi a Roma. Il primo spettacolo dello Zoo, L’Uomo ammaestrato, ha luogo nelle strade di Vernazza, un piccolo paese della Riviera Ligure, vicino a Corniglia, dove Pistoletto nel 1968 acquista una casa, e i cui abitanti parteciperanno, nei decenni successivi, a diversi spettacoli di Pistoletto.

"Lo Zoo è nato da una battuta di Carlo Colnaghi: "Io mi trovo nello stesso posto del leone in gabbia". La cosiddetta civiltà ha relegato ogni animale nella sua gabbia. I meno pericolosi, più docili e sottomessi li ha messi in grandi recinti comuni: le fabbriche, le case popolari, gli stadi sportivi (…) Gli artisti sono isolati nelle Biennali di Venezia, nei teatri, nei musei e nelle manifestazioni organizzate. (…) Ora noi sappiamo di essere Lo Zoo. Noi non lavoriamo più per gli spettatori, siamo noi stessi attori e spettatori, fabbricanti e consumatori. Tra noi che si riesce a lavorare insieme c'è un rapporto diretto, chiaro, percettivo e istantaneo (…) Quando voi vedete, sentite e fiutate uno spettacolo fatto insieme, come quello dello Zoo e Musica Elettronica Viva, quello che voi credete di capire sarà solo la corteccia, l'involucro, ma non saprete mai cosa è successo finché non sarete attori e spettatori al di qua delle sbarre." (M. Pistoletto, Lo Zoo, in Teatro, n. 1, Milano 1969, p. 16)

"I quadri specchianti non potevano vivere senza pubblico. Si creavano e ricreavano a seconda del movimento e degli interventi che riproducevano. Il passo dai quadri specchianti al teatro - tutto è teatro - mi sembra semplicemente naturale. (…) Non si tratta tanto di coinvolgere il pubblico, di farlo partecipare, ma di agire sulla sua libertà e sulla sua fantasia, di far scattare analoghi meccanismi di liberazione nella gente. Così mi interessa la gente che ci ha seguiti in corteo da Porta Palazzo a Porta Nuova a Torino, quando abbiamo fatto il Teatro baldacchino, una specie di processione con folli costumi; così come la gente che si fermava a vedere nel vicolo dell’Atleta in Trastevere una specie di sceneggiata su come oggi si “ammaestra” l’uomo, con i tabelloni e il narratore, tipo cantastorie, ma tutto più libero, non didattico, fantasioso. E chi ha risposto soprattutto sono i bambini, o il pubblico più semplice, quello che è meno condizionato, che sa ancora rimanere a bocca aperta" (M. Pistoletto, intervista con G. Boursier, in Sipario, Milano, aprile 1969, p. 17

scarica il testo di Michelangelo Pistoletto "Le ultime parole famose" (PDF)
clicca sulle immagini
per ingrandire
La fine di Pistoletto, 1967
La fine di Pistoletto, 1967
Scultura da passeggio, 1967
Annuncio apertura
dello studio, 1967
Pietra miliare, 1967
Mostra Galleria Sperone, 1967
Quadro di fili elettrici, 1967
Scultura da passeggio, 1968
Cocapicco e Vestitorito, 1968
Cocapicco e Vestitorito, 1968
L’Uomo ammaestrato, 1968
L’Uomo ammaestrato, 1968
L’Uomo ammaestrato, 1968
L’Uomo ammaestrato, 1968
Teatro Baldacchino, 1968
Teatro Baldacchino, 1968
Le trombe del giudizio, 1968
Labirinto e megafoni, 1969
Chi sei tu?, 1970
Bello e basta, 1970
Bello e basta, 1970
Bello e basta, 1970
Bello e basta, 1970
Bello e basta, 1970
 MICHELANGELO PISTOLETTO
Opere